Video di Nutrizione a cura del Dott. Alvise Cavaliere

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Dieta mediterranea: 10 anni di Unesco, ma 100 di tradizione. Viaggio nelle origini

Il nutrizionista Cavaliere: «Mangiar bene non è una definizione scientifica. Vuol dire evitare gli eccessi»

16 Novembre 2020

Oggi, 16 novembre 2020, la Dieta Mediterranea festeggia 10 anni di riconoscimento quale patrimonio culturale da parte dell’Unesco. Ma cosa si intende per dieta mediterranea? Di quali ingredienti si compone? Appartiene a una tradizione o un Paese specifico?

Per rispondere a questi ed altri quesiti abbiamo rivolto alcune domande al dott. Alvise Cavaliere, biologo nutrizionista.

 

Dottore, si parla sempre più di “Dieta Mediterranea”, attribuendone l’origine talvolta all’Italia ma anche ad altri Paesi. Cosa può dirci in merito?

Per definizione, in realtà, “dieta mediterranea” non fa riferimento a un Paese specifico, ma riguarda tutti quelli che si affacciano sul Mar Mediterraneo e le popolazioni costiere che riescono quindi a nutrirsi in maniera differente da quelle che abitano nell’entroterra. In questo mix magico di alimenti c’è il segreto della longevità di queste popolazioni che mediamente, non a caso, vivono meglio. Il riferimento non è esclusivamente all’età massima, ma anche certamente al livello qualitativo della vita. Quindi, in queste popolazioni, l’innescarsi di patologie cronico degenerative avviene in età sempre più tardiva.

 

Quali ingredienti compongono questa dieta?

Faccio una premessa: il concetto di “dieta mediterranea” non riguarda solo l’aspetto alimentare, ma anche la cultura delle diverse popolazioni. Se guardiamo all’Italia, ad esempio, possiamo far riferimento all’attenzione che si pone verso la famiglia, al fatto di vivere la tavola in modo convivale che porta quindi a scegliere attentamente la qualità di quello che si mangia, sia per bontà che per qualità nutrizionale.

 

Possiamo quindi affermare che non si tratta di una dieta italiana?

Dalla Spagna al Portogallo, dal Marocco alla Grecia sino all’Italia, è una dieta praticata in tutti questi Paesi. Non ha quindi un riferimento specifico. Anzi, spesso nel nostro Paese si pratica la dieta italiana, che non è quella mediterranea. Perché quest’ultima infatti non prevede solo pane, pasta, riso, pizza.

 

In riferimento agli ingredienti che la compongono?

Per “dieta mediterranea” s’intende quell’alimentazione che i Paesi costieri hanno utilizzato per un centinaio di anni attingendo agli alimenti reperibili in loco. Primo su tutti l’olio d’oliva, ma poi il pesce, i cereali nella loro componente integrale che, attraverso le fibre e i carboidrati stessi, riuscivano a nutrire bene l’organismo che, tra l’altro, in passato era impegnato in lavori molto fisici. Quindi c’era da una parte il consumo, dall’altra un’ottima fonte nutrizionale come i carboidrati che non rilasciano sostanze di scarto. Per cui si filtrava un’energia pulita. La componente proteica deriva quindi dai cerali, dai legumi, ma anche dalla carne e dal pesce, comunque presenti sulla tavola mediterranea.

 

Possiamo quindi affermare che “dieta mediterranea” sta a significare mangiar bene?

In realtà “mangiar bene” non è ad oggi una definizione scientifica. Anzitutto, vuol dire seguire una dieta normocalorica e quindi evitare gli eccessi. Normalmente si distribuiscono i glucidi al 50%, le proteine al 13%, e i grassi al 30-32%.  Quindi, i grassi, che hanno comunque una buona componente, devono essere dei grassi buoni. Quindi, primi tra tutti i monoinsaturi dell’olio di oliva e poi i polinsaturi come Omega 3 e Omega 6, che sono grassi essenziali attraverso i quali riusciamo a produrre delle sostanze fondamentali per la nostra salute.

 

La “dieta mediterranea” è quindi adatta a tutti?

La dieta mediterranea oggi, essendo una dieta normocalorica, è perfetta per quelle persone che devono mantenere il peso, e il peso deve essere normopeso. Una dieta che spinge al 55% dei carboidrati utilizzata da una persona in sovrappeso od obesa rischia di portare gran parte di questa energia nel tessuto grasso, e quindi o si è così bravi da evitare di mangiare quando si ha fame oppure si continuerà a mangiare e ad ingrassare. Per cui l’ideale è trovare il proprio normopeso: per il maschio una massa grassa del 15%, per la donna dal 18 al 20 %. Queste sono le percentuali di grasso ottimali per poter approfittare al 100% di una dieta mediterranea normocalorica.

 

Purtroppo ad oggi conviviamo con il Covid. Questo implica una vita più sedentaria e nelle mura domestiche. Cosa si può fare per ovviare ai tanti ostacoli legati all’attività fisica?

Le cose da poter fare son tante. Se prima svolgevamo una vita attiva, ora avviene una cannibalizzazione della nostra massa magra dettata dal fatto di essere confinati in casa. E questo è abbastanza normale perché tutto quello che all’organismo non serve più, viene demolito. Un po’come mangiarsi da dentro. Quindi, se in una situazione che ci costringe più a stare in casa manteniamo le stesse abitudini nutrizionali di prima avremo un surplus energetico che ci porterà a ingrassare in una perdita contemporanea di massa magra. Se quindi non modifichiamo, in questa condizione, le nostre abitudini alimentari allora ingrassiamo. E questa è un po’ l’altra faccia della medaglia del Covid.

Nico Parente

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